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Le favole dicono più che la verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere.

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venerdì, 24 aprile 2009
Ghost in the Shell - Stand Alone Complex: Solid State Society

Con le due stagioni di Stand Alone Complex, anche Ghost in the Shell è stato trasformato in una "macchina mangia-soldi" in grado di attirare sempre e comunque i fan della serie nata dalla mente di Masamune Shirow.
Fortunatamente però, QUASI tutto quello che viene prodotto con il marchio GITS è davvero ben curato e coerente, ed accontenta i fan pressappoco all'unanimità.
Dopo i due primi lungometraggi a cura di Mamoru Oshii (capolavori), è Kenji Kamiyama, già regista delle serie TV, ad occuparsi della regia di questo terzo film, che si colloca temporalmente DOPO tutto ciò che è stato narrato finora.
Ma forse occorre fare un po' di ordine: sia nella serie TV che in questo film non si parla mai degli avvenimenti narrati in Ghost in the Shell e Innocence, anche se in Solid State Society Togusa è diventato il capo della Sezione 9, dato che due anni prima il maggiore Motoko Kusanagi ha lasciato la squadra.
Essendo
Solid State Society ambientato nel 2034 e Innocence nel 2032 potrebbe essere preso proprio come un seguito ufficiale, ma l'abbandono dell'eroina cyborg avviene in realtà nel 2029, anno in cui è ambientato il primo GITS.
Un'altra teoria potrebbe essere quella che le prime due stagion della serie soppiantino i due film in un "universo parallelo" in cui le vicende dei due film non hanno mai avuto luogo e questo film ne sia una specie di "riassunto".
Infatti i temi trattati in questo lungometraggio sono particolarmente vicini a quelli di entrambi i film. Basti pensare che c'è una misteriosa entità che si fa chiamare Marionettista (il "nemico" del primo GITS di Mamoru Oshii) e che nel caso è implicato il rapimento di bambini (come in Innocence) per rimanere un po' delusi dalla scelta narrativa.


Non solo le idee sono simili, ma ci sono più e più citazioni troppo evidenti per non rischiare di essere scambiate per ripetizioni: il salto nel vuoto di Motoko, il combattimento con il blindato in cui apre il portellone a mani nude, il dialogo telepatico con il Marionettista alla fine o la stessa scena conclusiva sono solo alcuni esempi.

Ciò non toglie che il film scorra davvero meravigliosamente, senza le lentezze riflessive dei primi due film, ma con più intrigo politico, azione e ritmo, senza risultare banale e superficiale.
Grazie alle due serie TV infatti abbiamo imparato a conoscere davvero meglio tutti i componenti della Sezione 9, e vederli di nuovo all'opera dopo il caso dell'Uomo che ride (S.A.C. 1st GIG) e degli Undici Individuali (S.A.C 2nd Gig) non può che far piacere.
Dopo il caso degli Undici Individuali e la risoluzione della crisi di immigrazione asiatica in Giappone, la Sezione 9 continua, con l'appoggio del Primo Ministro, a svolgere il suo lavoro. Dei misteriosi casi di suicidio porterà Bateau e Togusa al ritrovamento di alcuni bambini rapiti e senza memoria.
Questo li avvicinerà alla figura del Marionettista, un nemico invisibile, che gioca con le menti dei suoi bersagli e sta preparando un piano onorevole ma fuori legge.
L'assenza di Motoko è avvertita pesantemente dalla squadra, che senza la sua guida si sente quasi impotente nonostante tutti i successi.

Solid State Society conferma la netta superiorità del media televisivo rispetto alla carta stampata di narrare le vicende della Sezione 9.
Se infatti i manga di Masamune Shirow risultano spesso caotici sia visivamente che a livello di trama (soprattutto Man-Machine Interface, il secondo volume), la scrematura fatta nella creazione di GITS e Innocence li rende meno grevi e più comprensibili, mentre Stand Alone Complex (sia le serie che questo film) prendono solo le idee di base come spunto, e risultano narrati meglio.
Tecnicamente siamo di fronte alla qualità delle due stagioni televisive, quindi meno "maestosità" rispetto ai film di Oshii (prendendo come picco la sfilata di carri di Innocence tutta in computer grafica) ma forse più coinvolgimento e meno freddezza.
Unico vero punto di collegamento tra questa produzione e il resto è Yoko Kanno, autrice ufficiale delle musiche di Ghost in the Shell.
La storia si dipana in maniera ottima, senza momenti noiosi o pesanti, e la mancanza di un netto confine tra bene e male non solo è avvertito dai suoi protagonisti, ma anche e soprattutto dallo spettatore.
In un futuro in cui la società ha delle regole e dei meccanismi marci e ingiusti, trovarsi nei panni dei buoni che devono far rispettare la legge a volte può mettere davvero a dura prova la volontà e lo spirito, come succede spesso a Motoko e compagnia.

Se si sorvola sulle idee non proprio originali dietro al fulcro della vicenda, SSS può essere considerato un ottimo film.
Meno autocelebrativo e pomposo o introspettivo dei primi due lungometraggi, ma più divertente ed emozionante.

PS: il film non è ancora uscito in Italia, anche se PANINI dovrebbe avere già i diritti per la sua distribuzione, quindi la recensione si basa sulla visione della versione JAP con sottotitoli.

IL TRAILER

 


IN RETE:
Solid State Society su wikipedia
Solid State Society su IMDB
Una rece (con spoiler)

Postato da: Kalyth a 01:03 | link | commenti |
fumetti, anime, sci-fi

venerdì, 21 novembre 2008
Percorsi II - Il futuro è oggi

Il secondo percorso che vorrei proporre si discosta dal primo, non solo per i temi affrontati, ma anche per il modo più serio(so) e riflessivo con il quale porsi nei confronti di queste 4 opere che hanno ridisegnato e dato nuova linfa ad un genere come il cyberpunk che era stato definito "morto" da Bruce Sterling (insieme a William Gibson fondatore e guru proprio di questa scuola di pensiero e corrente).

Il 1968 è una data importante per la science fiction: è l'anno della pubblicazione di Do Androids dream of Electric Sheeps, il romanzo di Philip K. Dick dal quale verrà tratto il Blade Runner di Ridley Scott, ed è anche l'anno in cui Kubrick dà una prima "strapazzata" al genere con il suo 2001: Odissea nello Spazio.

Dagli Stati Uniti al Giappone e dal Giappone di nuovo agli Stati Uniti, i 4 cult movie di cui sto per parlare rappresentano un vero e proprio cerchio: in termini geografici, in termini di influenze, in termini di commistione di media.

Sono i capolavori che hanno ridefinito le "regole del gioco" e che hanno saputo infondere nuova linfa alle tematiche trattate anche quando l'inflazione le stava per condannare alla mediocrità.

Chiaramente per parlare a fondo di ciascun film ci sarebbe bisogno di molto più spazio, ma credo di essere in grado di darvi un'idea di cosa vi aspetta...

Buona visione!

 

1) Blade Runner (di Ridley Scott, 1982): Los Angeles 2019. Rick Deckard è un cacciatore di Replicanti, esseri geneticamente creati per essere sfruttati dall'uomo come schiavi nelle colonie interplanetarie. Ne' macchine ne' uomini, i Replicanti sono illegali nella società di Dick/Scott, e quindi il "ritiro" non è considerato omicidio. Una società sporca e in decadimento, un'oscurità totale che avvolge la città, perdita di identità dei singoli individui e un livello tecnologico esasperante fanno da sfondo alla vicenda in cui, forse, un minimo di speranza per il protagonista (e per l'uomo quindi) c'è. Essa si trova nei sentimenti che Deckard prova per Rachel, una dei Replicanti che deve eliminare. Ma quando scopre che le sue emozioni sono rivolte ad un essere come lei, che allo stesso tempo dimostra di essere "Più umana degli umani" (come recita il motto della Tyrell Corporation, che fabbrica Replicanti),  la mente di Deckard si perde, le sue convinzioni vacillano, come quelle dello spettatore che, guidato da alcuni indizi, comincia a porsi una domanda:"E se Deckard stesso fosse un Replicante? Se non fosse un umano?". E se Deckard, complice il meccanismo di immedesimazione di cui è capace il cinema (e oggi anche i videogiochi), non è altro che un'estensione dello spettatore, cosa succede? Chi siamo noi, in realtà?

 

2) Akira (di Katsushiro Otomo, 1988) tratto dall'omonimo manga dello stesso autore, fu il primo film di animazione giapponese ad arrivare al cinema anche al di fuori del paese del Sol Levante. Diversa città ma ambientazione simile. Grattacieli altissimi all'orizzonte, una Neo-Tokyo devastata da un disastro nucleare (eco del bombardamento di Hiroshima perennemente presente nelle opere made in Japan), e un gruppo di ragazzi coinvolti in qualcosa di più grande di loro.

Tetsuo, uno dei protagonisti, in seguito ad un incidente risveglia dei poteri latenti nel suo cervello e scopre di possedere alcune capacità "extra" (come succede spesso sia nell'opera di Otomo [cfr. Domu] che in quella scritta di Dick [cfr. I Simulacri]). A contenderselo ci saranno da una parte i suoi amici, Kaneda su tutti, dall'altra il governo e un fantomatico progetto Akira col quale il caso di Tetsuo sembra avere troppi punti in comune.

Tragico, irriverente, potente ed evocativo, ma anche ottimista nonostante tutto, Akira rappresenta "la svolta", sia in termini tecnici che espansivi della produzione di anime giapponesi, che da allora non si è più arrestata.

 

3) Ghost in the Shell (di Mamoru Oshii,1995) tratto dall'omonimo manga di Masamune Shirow, G.I.T.S. rappresenta proprio l'evoluzione del genere. Ci sono voluti 8 anni per generare una pellicola in grado di sopportare il confronto con Akira, ma alla fine il manga di Masamune Shirow viene trasformato in film dal genio di Mamoru Oshii, guadagnandoci nella trasposizione (come era stato per Do Androids dream of Electirc Sheeps di Dick che era stato raffinato da Scott per il cinema): più incisivo, meno dispersivo e più efficace, G.I.T.S. vede la Sezione 9 della polizia di Newport City protagonista di tutti i casi in cui sia coinvolto il Ghost-hacking, l'infiltrazione nello spirito, nell'anima dell'uomo, unico appiglio possibile per non affogare nell'immenso flusso di dati che è diventata la società ma che, proprio come l'hard disk di un computer, è violabile e accessibile da pirati informatici e criminali.

E proprio uno di questi è il Signore dei Pupazzi, che si diverte a manovrare le sue ignare vittime per commettere crimini di tipo internazionale per uno scopo inizialmente non precisato.

Ma anche Motoko Kusanagi, Maggiore della squadra, è un cyborg con cervello umano, e nonostante l'apatia e la freddezza che traspaiono dal suo guscio (shell) riesce a mantenere salda la presa sul suo ghost, esattamente l'opposto del Deckard di Blade Runner, che ha un corpo umano al 100% ma rischia di perdere il suo animo.

Tecnicamente insuperato fino ad oggi (anche Ghost in the Shell 2 : Innocence nonostante il massiccio uso di computer grafica rimane leggermente inferiore), G.I.T.S. è un concentrato di freddezza che però si fa guardare quasi ipnoticamente, echeggiando i ritmi lenti del capolavoro di Scott ma facendosi apprezzare per quello che è: un vero must pieno di introspezione, riflessioni non solo sul futuro, ma anche e soprattutto sul presente che stiamo vivendo.

 

4) The Matrix (dei fratelli Wachosky, 1999). L'apice di tutto ciò che è stato appena detto. Realtà e finzione, Occidente e Oriente, azione e riflessione, science-fiction e epica classica. Narrazione per immagini, riferimenti culturali, letterari e una ricchezza di dettagli maniacale fanno parte di uno degli eventi cinematografici più rivoluzionari di sempre.

Neo, un hacker qualsiasi, come la Motoko Kusanagi di G.I.T.S. vive con la perenne angoscia di non cogliere il vero senso della realtà che sta vivendo. Vorrebbe vedere oltre. E così i registi gli mettono di fronte una realtà da incubo in cui nessuno vorrebbe vivere. Neo letteralmente "attraversa lo specchio" (come Alice nel seguito del Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll) e viene catapultato nella posizione più scomoda possibile: starà a lui trovare un modo di cambiare le cose, sarà lui a diventare responsabile del futuro dell'umanità, porterà per noi questo peso enorme e insopportabile come fece Gesù Cristo portando la croce in spalla, aiutato, guardacaso, da Morpheus (il "plasmatore" che lo risveglierà dalla sua vita monotona e indottrinata) e dalla bella Trinity, a formare, appunto una trinità (Padre = Morpheus, Figlio = Neo, Spirito Santo = Trinity) per combattere le macchine, che hanno preso coscienza di se stesse (come il Signore di Pupazzi di G.I.T.S., di cui Matrix diventa quindi quasi un seguito involontario) e hanno sottomesso il genere umano.

Viene affrontato ancora una volta il rapporto uomo-macchina/realtà-finzione, dando al tutto però un ritmo ben diverso rispetto agli altri tre film di cui sopra.

Combattimenti spettacolari come mai se ne erano visti, effetti speciali incredibilmente avanzati, arti marziali e "Armi, tante!" sono l'aggancio per chi preferisce un genere di intrattenimento più immediato, un velo di Maya (come avrebbe detto Schopenhauer) dietro al quale si nasconde però uno dei film contenutisticamente più importanti dell'ultimo decennio, e non solo.

Postato da: Kalyth a 10:04 | link | commenti |
riflessioni, cinema, altro, letteratura, percorsi, anime, sci-fi

lunedì, 19 maggio 2008
Neon Genesis EVANGELION

Nel 1995 lo studio Gainax crea un'opera destinata a cambiare per sempre l panorama dell'animazione giapponese.
Gli autori del Il Mistero della Pietra Azzurra infatti produssero quello che apparentemente sembra una serie di "robottoni" delle più classiche, solo al passo coi tempi.
È il 2015, e la Terra sta cominciando a riprendersi dalla crisi causata dal Second Impact, un'esplosione causata dalla caduta di un meteorite che ha decimato il genere umano.
Proprio in un periodo difficile come questo, il Giappone viene attaccato da degli alieni giganteschi soprannominati Angeli.

Shinji è un ragazzino con un sacco di paranoie, timori e insicurezze, ma proprio lui verrà scelto dal padre, che non vede da anni, come pilota dell'unità Evangelion 01. Questi pare essere parte di un progetto al quale il padre ha sempre lavorato a discapito del figlio, che è stato praticamente abbandonato.
Arrivato alla NERV, un istituto di ricerca e difesa progettato appositamente per far fronte agli attacchi degli Angeli, conoscerà anche Rei Ayanami, pilota dell'unità 00. Una ragazzina della sua stessa età, apatica, triste e malinconica.
E fin qui tutto sembra normale: robot, combattimenti, un pizzico di "shojo", con i ragazzi che frequentano la stessa classe dei due succitati protagonisti e via dicendo.
Ma fin dal primo episodio si percepisce che c'è qualcosa di più. Qualcosa di strano, nello sguardo dell'Eva 01, qualcosa che il padre di Shinji nasconde, e un sacco di altri misteri.
Perchè i nemici si chiamano "angeli"? Perchè attaccano sempre la base della NERV? Perchè Shinji è l'unico che può pilotare lo 01?

Molte di queste domande troveranno risposta nel corso dei 26 episodi che compongono la serie, mentre molti interrogativi verranno sollevati con l'evolversi della vicenda e l'entrata in scena di altri personaggi ed enti (Kaji, la SEELE, Asuka...).
A complicare le cose ci si mette il finale.
Se infatti fino al ventiquattresimo episodio tutto fila più o meno bene, da lì in poi ci sono stati alcuni problemi, sia di budget (la serie non stava andando proprio benissimo) che di tematiche e scelte narrative. Gli ultimi due episodi (25 e 26) sono infatti una sorta di stream of consciousness di SHinji, che si vede costretto suo malgrado ad affrontare la realtà, che lo ferisce, le scelte che ha fatto, i nemici che ha combattuto per arrivare ad unfinale apertissimo e dove NON si prende in esame la natura pratica della vicenda, la battaglia contro gli Angeli e l'avvento del Third Impact.

I fan a quel punto si ribellarono, e un risorto studio Gainax decisse di mettere di nuovo mano al finale della serie, creando due lungom etraggi. Il primo Evangelion: Death & Rebirth, non è altro che un riassunto della seriue, mentre al secondo si è affidato l'onere di dare agli spettatori le risposte tanto agognate.

The End of Evangelion è un film diviso in due parti, numerate 25 e 26, come a sostituire gli episodi conclusivi della serie. Se il primo presenta una situazione molto chiara e realistica di ciò che succede alla NERV e a Shinji dopo aver sconfitto l'ultimo angelo, altrettanto non si può dire della fine. Nell'ultimo episodio succede tutto in maniera caotica e psicotica e aperta a tantissime interpretazioni, tanto da far impallidire la fine di AKIRA. Bello, sì, ma esagerato. NON che voglia preferirgli finali scontati o semplici, ma qui siamo davvero sull'orlo dell'onanismo mentale. Mitologia, religione, psicologia, traumi adolescenziali e pubertà, ermetismo e rimandi a vangeli apocrifi vedono nell'ultimo capitolo della serie una rappresentazione davvero a malapena sensata, che rischia di rovinare non di poco un'opera fino ad allora quasi perfetta.


In definitiva però si tratta di una serie storica, che è riuscita a rivoluzionare un genere che stava languendo da molto tempo, e divenuta termine di paragone per tutti, sia dato l'ottimo livello tecnico (che ancora oggi, 13 anni dopo, non sfigura affatto con le produzioni moderne), sia per i contenuti decisamente maturi nonostante la giovane età dei protagonisti.

 


 

LA SIGLA INIZIALE

 

 


 

LINK Utili:
- Evangelion su Wikipedia
- Sito ufficiale JAP
- Sito ufficiale IT
- Evangelion su Animeclick

Postato da: Kalyth a 14:01 | link | commenti (2) |
riflessioni, fumetti, anime

domenica, 06 gennaio 2008
Appleseed - the Movie

Sito ufficiale

 

Sito Panini

 

IMDB

 

Tratto dall'omonimo manga di Masamune Shirow (già autore del più famoso Ghost in the Shell), questo film su Appleseed è il secondo lungometraggio realizzato su questa serie. Uscito nel 2004 in Giappone, è finalmente arrivato in DVD anche da noi grazie ai ragazzi della Panini.
Il primo film, un cartone animato decisamente bruttino a vedersi, era forse più fedele per quel che riguarda la trama (anche se non ci giurerei, l'ho visto troppo tempo fa per ricordarmelo bene), mentre questa nuova incarnazione tecnologica e moderna rende forse più giustizia alla visione di Shirow-sensei.
La storia vede Deunan, una donna soldato lasciata a combattere una guerra senza senso da sola, in una qualche remota zona del mondo. Durante un attacco viene salvata però da Hitomi, una ragazzina che la porta ad Olympus, una città nuova, costruita come baluardo di speranza dagli uomini per evitare che il futuro dell'uomo sia messo in pericolo da nuove guerre. Infatti la sua popolazione è costituita da umani e bioroid al 50%.
Questi esseri, simili ai replicanti di Blade Runner, non hanno possibilità di procreare e il loro carattere è programmato per farli convivere con i loro creatori in armonia.
E da qui parte una vicenda di sentimenti, identità e morale, umanità e lealtà, con tanto di riferimenti alla mitologia greca, ai racconti biblici e via dicendo.
Nonostante si discosti molto dalle linee di base della storia nel suo formato originale (il manga), tutto funziona meglio in questa nuova veste animata.


La trama è più lineare e meno ingarbugliata, meno dettagli (a volte inutili) rispetto alla versione cartacea, scene d'azione più chiare e comprensibili, e la veste grafica è davvero affascinante.
Tutta la "pellicola" è infatti stata prodotta in
cell-shading, fino ad oggi una tecnica utilizzata solo per i videogiochi (Zelda: Wind Waker, Killer 7, Okami, e prima ancora Jet Set Radio, solo per citarne alcuni), che vede dei modelli poligonali, spesso realizzati e animati tramite motion capture, venire "ridisegnati" per sembrare dei cartoni animati.
Davvero un ottimo lavoro quello realizzato, che insieme alla colonna sonora  a cura di alcuni grossi nomi della musica techno fa di questo film una nuovissima forma di media all'avanguardia.

Se la fantascienza made in japan prima d'ora aveva due capisaldi che avevano tracciato delle basi indistruttibili rintracciabili in AKIRA e Ghost in the Shell, oggi possiamo puntare il dito verso questo Appleseed e Ghost in the Shell 2: Innocence se vogliamo trovare dei successori degni di nota, sia dal punto di vista tecnico che per quel che riguarda la profondità della trama.

Che sia un caso se tre su quattro di questi film sono tratti da opere di Masamune Shirow?

 


 

 IL TRAILER

Postato da: Kalyth a 12:09 | link | commenti |
cinema, fumetti, anime, sci-fi

lunedì, 17 settembre 2007
DEATH NOTE

creato da Tsugumi Ohba
disegni di Takeshi Obata
Edito da Planet Manga
12 numeri totali
prezzo 3.90 €

Come reagireste se entraste in possesso di un quaderno in grado di togliere la vita delle persone i cui nomi vengono scirtti sulle sue pagine?
E come reagireste all'apparizione del dio della morte legato ad esso?
Light Yagami, 18 anni, studente modello e ragazzo perfetto, decide di utilizzarlo a fin di bene, uccidendo i criminali per creare un mondo migliore, libero dal male.
Grazie a Ryuk, il dio della morte che solo lui può vedere e che farà da spettatore alla vicenda, verrà a conoscenza delle regole legate al quaderno, e alle modalità di utilizzo dello stesso, e comincerà ad inoltrarsi nei meandri della follia omicida.
Diventerà così un "malvagio" e si ritroverà ad affrontare un avversario degno di lui, il geniale quanto misterioso L, unico agente speciale in grado di tenergli testa in una partita a scacchi incredibilmente architettata.
Kira, così sarà spoprannominato Light (la pronuncia giapponese di "Killer") ed L entreranno in contatto più volte, fino addirittura a collabrorare, ma sempre senza avere la certezza dell'identità dell'altro
Bluff, piani e colpi di genio, imprevisti e tanto altro saranno le componenti di questa mini-serie (conclusasi dopo appena 12 tankobon in giappone, e per ora al sesto numero qui da noi) che viaggia perennemente con il rischio di diventare una farsa.

L e Light sono troppo intelligenti, sembra che si leggano nel pensiero a vicenda, e le finte improvvisate e i colpi di mano a cui ci abituano a volte danno l'impressione che alcuni dettagli siano un po raffazzonati all'ultimo dall'autrice per salvarsi da situazioni un po' pericolose in cui si era cacciata in precedenza.
Per il momento se l'è comunque cavata egregiamente, e per tirare le somme bisognerà aspettare la fine della serie (tra un anno per la pubblicazione italiana, vista la cadenza bimestrale, oppure guardare l'anime [vedi il link in fondo]).
Unico difetto della storia è la freddezza che la permea. Come per altri manga (le opere di Masamune Shirow, ad esempio) lo spettatore/il lettore non si sente mai davvero coinvolto. Il modo razinale poi di Light è poco realistico, e viene liquidato con "ho cominciato a fare incubi ogni notte" in una vignetta piccola e insignificante nel primo numero.
Insomma il realismo non è contemplato, ma tolto l'elemento sovrannaturale, scatenante l'intera vicenda, siamo di fronte ad un thriller davvero ben congegnato e illustrato magistralmente, in maniera pulita e senza troppi fronzoli.


Una lettura consigliata, quantomeno originale e uno dei pochi manga attualmente in pubblicazione che meritano, che è esaurito subito sia in prima edizione che la ristampa (per ora del primo numero).
Un vero successo editoriale che fa ben sperare: che il pubblico si sia (giustamente, aggiungerei) stufato dei soliti cloni di Dragonball e compagnia?
Speriamo di sì, così che possano essere importati anche in Italia più lavori come questo, che meritano di sicuro.


Link utili:

WIKIPEDIA

DEATH NOTE ITALIA

DEATH NOITE REVOLUTION

L'ANIME

 

Postato da: Kalyth a 11:13 | link | commenti (4) |
fumetti, anime