
Le favole dicono più che la verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere.
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Ho iniziato ad ascoltare musica a 3 anni: e incessantemente dal mio primo mangiacassette uscivano le note di Thriller, Beat It e Billie Jean.
Ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo 2 volte (nel '92 e nel '96, rispettivamente a Monza e a S.Siro), e anche se da tanto ormai sono passato ad un genere ben diverso, non dimenticherò mai l'importanza che Michael Jackson ha avuto per il mondo della musica e per me in particolare.
Da semplice uomo era diventato un mito.
Da mito ora è diventato leggenda.
Io lo ricorderò sempre così...
MICHAEL JACKSON
1958 - 2009
RIP

Burnout è da sempre la serie che ha conteso a Need for Speed il titolo di gioco di guida più tamarro di sempre.
Presi entrambi "recentemente" sotto l'egida di EA, le due serie continuano a darsi battaglia a suon di corse poco realistiche ma divertentissime, turbo improbabili e incidenti spettacolari.
Se però NFS cerca di far immedesimare il giocatore con una trama (almeno fino all'ultimo NFS Undercover era così) ambientata nel mondo delle corse clandestine, Burnout ha sempre fatto delle corse sfrenate e "fini a se stesse" il suo marchio di fabbrica.
Ma se NFS poteva vantare una città esplorabile in free roaming, perché Burnout doveva essere di meno?
Ed ecco nascere Paradise City, citazione non tanto velata della canzone dei Guns n' Roses che accompagna anche i primi momenti del gioco: una città enorme da esplorare nella quale gareggiare e sfrecciare a velocità folle.
Ogni angolo, ogni incrocio della città nasconde una sfida, su ogni tratto di strada è possibile affrontare una sfida, sia che si tratti di una semplice corsa o un record da infrangere con l'incidente più spettacolare e distruttivo possibile.
Sfide divise per genere (Gara, Furia stradale, Stunt), prove dedicate alle diverse strade della città e una prova dedicata ad ogni auto, possibiliità di sbloccare 75 vetture (nel gioco base), scalare le diverse (6) patenti disponibili e un sacco di prove da concludere online con gli amici.

Già, perché come se non bastasse quanto appena detto, la modalità online di Burnout Paradise è quanto di più divertente e immediato si sia mai visto. Due pressioni del tasto direzionale Left e sarete catapultati direttamente nella città di un host a caso, con altri 7 giocatori, a cercare di tamponarsi, rincorrersi o collaborare per portare a termine anche le prove online (anch'esse di diversa tipologia).
Accolto all'unanimità come il gioco migliore di questo genere, Burnout Paradise è uscito in versione "deluxe" quest'anno. Questo The Ultimate Box infatti comprende Burnout Paradise e le espansioni Bikes, Cagney, Party e Trophy. Bikes, come facilmente intuibile, permette ai giocatori di sfrecciare per le strade della città in sella a delle moto da corsa, sbloccando un sacco di sfide nuove online e non. Cagney è una batch un po' più classica, con miglioramenti del gameplay, nuove feature più o meno evidenti, un paio di nuove auto eccetera, mentre Trophy ha aggiunto appunto l'omonima feature (per PS3, gli Achievements per X360) al gioco, rendendolo ancora più longevo.
Dall'uscita del gioco ad oggi, oltre alle succitate sono state rilasciate altre DLC (non gratuite come quelle), tra cui l'ultima imponente Big Surf Island, un vero e proprio pezzo di mappa in più con nuovi salti, nuove sfide e altro divertimento insomma.
Tra le altre aggiute disponibili (su Xbox Marketplace o PlaystationStore) meritano la menzione le Legendary Cars e Cops & Robbers: la prima solo un pacchetto di nuove automobili mentre la seconda una vera e propria nuova modalità guardie e ladri per rendere le strade di Paradise City ancora più avvincenti e caotiche. Un titolo impressionante, sia contenutisticamente che a livello di produzione, con grafica perfetta, un sonoro spettacolare e una giocabilità immediata e semplice, ma non per questo banale o noiosa.

La colonna sonora è da urlo, personalizabile e con delle chicche incredibili: musica classica di notte, con un repertorio davvero fantastico (La Primavera di Vivaldi, La Marcia Trionfale dell'Aida di Verdi, La Sonata al chiaro di Luna di Beethoven), rock modaiolo (e tamarro, adattissimo alle sgommate, derapate e scontri che caratterizzano il gioco) o ritmati brani dance/techno alla Fast & Furious.
A questo indirizzo tutti i brani della colonna sonora (per quel che riguarda ila sezione rock).

Nel futuro dei racing game sono in arrivo altri titoli simili, Split/Second di Disney Interactive e Fuel di Codemasters su tutti, ma Criterion sembra aver trovato un cavallo di battaglia pronto a rinnovarsi e migliorarsi almeno fino all'uscita del prossimo Burnout.
IL TRAILER
Canale YOUTUBE Criterion Games
SCHEDA EA
Extra e download ufficiali
Altra cover!
Direttamente dagli anni '80 e per la mia ragazza, una canzone stupenda, probabilmente quella che ha consacrato Bon Jovi nell'Olimpo del hard rock!
Non avendo lo stompbox che usa Ritchie Sambora ho dovuto "accontentarmi" del Wahwah e purtroppo ho fatto un errorino nell'assolo, ma spero non si noti troppo!
Ti amo Vale!!!
Non conoscevo (se non di nome) i Sentenced prima di essermi imbattuto, 3 mesi fa, nella notizia della morte del loro lead guitarist (nonché autore dei testi della band) Miika Tenkula.
Ho voluto approfondire e ho scoperto non solo che si tratta del gruppo che ha praticamente creato il metal melodico/pessimistico (alla HIM per intenderci), ma che la loro musica esprimeva concetti come morte, tristezza e voglia di suicidio con una potenza e un coinvolgimento incredibili.
E vengo a sapere anche che il gruppo si è sciolto ormai 3 anni fa!
Mi sono procurato alcuni dischi, tra cui l'ultimo, The Funeral Album, e ho visto alcuni brani di questo live su Youtube, innamorandomene subito!
Premessa: il gruppo sapeva che sarebbe stato il suo ultimo concerto, e per questo ha voluto esagerare, regalando ai fan accorsi all'Oulu Music Video Festival una scaletta lunghissima (30 brani!).
Questo ne fa una preziosa testimonianza, simile a End of an Era dei Nightwish (anche se Tarja non sapeva che sarebbe stata "silurata" dopo il concerto), ma ancora più potente, sia per il tipo di musica che pèr l'atmosfera che si respira durante la visione.
Ultimo concerto di un tour estenuante, la lunghissima performance parte con l'immancabile bara portata sul palco da parte del gruppo e la breve Where Waters Fall Frozen. La scaletta vera e propria parte però con l'opener dell'ultimo lavoro prima di gettarsi a capofitto su tutta una panoramica dei successi del gruppo tra cui spiccano, nella prima parte, Ever Frost, Dead Moon Rising, Broken e The Suicider. Per questa occasione poi è stato convocato a sorpresa anche la prima voce del gruppo, Taneli Jarva, che prenderà il posto di Ville Laihiala per alcune canzoni legate alla produzione della band del periodo in cui era ancora il loro frontman. Il vacalist ufficiale si riprende il microfono per continuare con (tra le altre) la splendida Noose, Farewell e No One There, prima di un finale spetacolare costituito da Vengeance is Mine e "l'ultima canzone scritta dalla band", track di chiusura dell'ultimo lavoro in studio, End of the Road, epicissima conclusione di un concerto, un tour e una carriera come quella dei Sentenced, che possono essere considerati come una delle pietre miliari della produzione metal finlandese di sempre.

Registrato il 9 sttembre del 2006 e diretto dal regista finlandese Mika Ronkainen, il live è disponibile anche in versione doppio CD ed ha riscosso un consenso praticamente unanime, vuoi per la capacità di rispecchiare quasi in toto il catalogo offerto dalla formazione, vuoi per l'importanza della produzione per la band, o semplicemente per la qualità dei brani e della performance stessa.
La scaletta (DVD 1)
01 Funeral Intro
02 Where Waters Fall Frozen
03 May Today Become The Day
04 Neverlasting
05 Bleed
06 The Rain Comes Falling Down
07 Ever Frost
08 Sun Wont Shine
09 Dead Moon Rising
10 Despair Ridden Hearts
11 Broken
12 The Suicider/Excuse Me While I Kill Myself
13 The War Aint Over (vocals : Taneli Jarva)
14 Nepenthe (vocals : Taneli Jarva)
15 Northern Lights (vocals : Taneli Jarva)
16 The Way I Wanna Go
17 Dance on the Graves (vocals : Taneli Jarva)
18 Noose
19 Aika Multaa Muistot
20 Farewell
21 No One There
22 Drown Together
23 Cross My Heart and Hope to Die
24 Brief is the Light
25 Vengeance is Mine
26 End of the Road
27 Outro & end credits
Il secondo disco presenta invece alcune sezioni davvero "gustose".
Tutti i video (6) della band, dagli esordi tipicamente epic/death metal di Nepenthe all'ultima Despair-Ridden Hearts, e un lungo diario di viaggio dell'ultimo tour del gruppo. Un po' ripetitivo in verità, ma che ai fan di vecchia data potrà piacere di sicuro.
A questo va aggiunto una galleria fotografica, i dietro le quinte dell'ultimo video musicale e alcune interviste su passato e presente della formazione finlandese, dalle prime influenze musicali ad oggi.
Extra (DVD 2)
Disc II
01. Animated Photo Gallery
02. Discography
03. Photo Session
04. Video Session
05. Signing Session
06. Festival Tour
07. Club Tour
08. Music Videos
1 - Nepenthe
2 - Bleed
3 - Noose
4 - The Suicider
5 - Killing Me Killing You
6 - No One There
7 - Everfrost
8 - Despair-Ridden Hearts
09. Band Interviews
Il gruppo (1989 - 2006)

Ville Laihiala - voce (Cantante, anche voce dei Poisonblack)
Miika Tenkula - chitarra
Sami Lopakka - chitarra
Sami Kukkohovi - basso
Vesa Ranta - batteria
VIdeo di Vengeance is Mine
IN RETE
Homepage ufficiale
Buried Alive su PLAY.com
Recensione disco
Sentenced su Wikipedia
E dopo Bring me to Life, ecco una seconda cover tratta dall'album Fallen degli Evanescence.
Questa volta è Tourniquet, un brano che si sposa perfettamente con il mio stato attuale (Emo mode ON), ma credo che piano piano suonerò tutte le canzoni del disco, appena mi arriva il libro con le tablature ordinato quasi un mese fa (grr...)
Comunque, commenti/consigli/suggerimenti sono sempre ben accetti!!!
di J.J. Abrams (Alias, Lost, Cloverfield)
con
Chris Pine
Zachary Quinto
Eric Bana
Leonard Nimoy
Partendo dal presupposto che io di Star Trek non so proprio nulla oltre a un paio di nomi e abbia visto solo un paio di episodi sia della serie clessiche che di Next Generation, devo dire che mai avrei pensato che sarei andato al cinema a vedere questo film.
Però avevo visto il trailer tempo fa e man mano che scorrevano le immagini, fugaci, pensavo dentro di me "Ah però! Un film di fantascienza, sembra figo!".
Poi vedo il nome di J.J.Abrams e penso a Lost, sempre più incuriosito.
Tra le immagini mi sembra di vedere una forma nota, e in alcune scene gli abiti dei protagonisti mi ricordano qualcosa, ma non so cosa.
Però arrivo alla fine del trailer incuriosito e deciso ad andare a vederlo, poco prima di scoprire che si tratta del nuovo (undicesimo) film di Star Trek.
Lascio da parte i pregiudizi che (devo ammetterlo) ho sempre avuto per questa serie, e ora che il film è uscito sono andato a vederlo, dopo aver spulciato in giro e scoperto che è una specie di prequel, che potrebbe essere apprezzato senza conoscere nulla della serie e che è uno Star Trek atipico.
Leggo però anche che la storia è incentrata sul viaggio nel tempo e, conoscendo Abrams, mi preparo a un intricatissima trama sulla quale poi perdere ore e ore di dibattiti con gli amici e a cercare in rete spiegazioni o soluzioni ai miei dubbi.

Per fortuna invece Star Trek è un ottimo film di fantascienza e azione, che ha il pregio di rinverdire (quantomeno per quel che riguarda lo stile) un immaginario legato a personaggi e situazioni degli anni '60 ormai molto datati, e fornendo una storia, se non priva di cliché o passaggi prevedibili, avvincente e ban congegnata.
Assisterete alla nascita di James T. Kirk, futuro capitano della USS Enterprise, e alla formazione dell'equipaggio noto a tutti (con qualche differenza, quasi a sottolineare che si tratta di una versione moderna, o di un universo alternativo), che si troverà a dover salvare la Federazione.
Infatti una nave mineraria Romulana comandata dal Capitano Nero e proveniente dal futuro è intenzionata a distruggere prima Vulcano, la patria di Spock, il pianeta Terra e in seguito tutti i pianeti facenti parte della Federazione, per vendicarswi di qualcosa che non è ancora successo.

La pellicola, della durata di 2 ore, è diretta in maniera incalzante, e alterna momenti di azione (a volte un po' fini a se' stessi in verità) a scene più calme introducendo "per la prima volta" i personaggi che da sempre sono nel cuore dei fan accontentando quasi tutti.
Il cast, più vicino al piccolo schermo che non al cinema (sono tutti, o quasi, attori di serial televisivi), è perfetto, le musiche sono composte da Michael Giacchino, autore delle colonne sonore di Alias e Lost (sempre per Abrams) e la realizzazione generale è superba, con effetti speciali ineccepibili (anche se ormai questo sta diventando un punto un po' scontato vista la tecnologia odierna).
Un bel film insomma.

IL PRIMO TRAILER
In rete
Sito Ufficiale
Star Trek su Wkipedia
Star Trek su IMDB
Stanislaw Lem, 1961
Solaris è sicuramente un romanzo importante.
Scritto nel 1961 e ambientato in un futuro non precisato, narra le vicende di Chris Kelvin, psicologo mandato a bordo di una stazione orbitante attorno al misterioso pianeta Solaris la cui imperscutabile superficie appare come un mare gelatinoso in continuo movimento.
A bordo della stazione è il caos: solo due degli scienziati sono sopravissuti e si trovano in un chiaro stato confusionale.Toccherà a Kelvin cercare di riportare l'ordine e indagare sugli avvenimenti, ma sarà in grado di non soccombere anche lui alla vicinanza con il pianeta?
L'impossibile incontro con la sua adorata Harey (chiamata Reyah nel film) infatti lo porterà sull'orlo di un precipizio mentale che gli impedirà di discernere tra realtà e immaginazione e a dover fare delle scelte o a rimediare a degli errori del passato. Ma sarà davvero una "seconda chance" quella che gli sta venendo offerta?
Opera davvero all'avanguardia e le cui tematiche ricordano molto quelle dickiane (Dick era uno dei pochi autori di fantascienza vera e propria a piacere a Lem), Solaris è EVIDENTEMENTE stato scritto da una scienziato: ciò rende la lettura in alcuni punti un po' ostica.

Solaris soffre molto infatti dello stesso difetto che affligge Le Montagne della Follia di Lovecraft: entrambi gli autori fanno sfoggio di conoscenze sì profonde di geologia/biologia/astrologia (Lovecraft) e di astonomia/fisica/informatica (Lem), ma rallentano a volte davvero moltissimo il ritmo della narrazione.
La scoperta da parte di Kelvin di alcuni libri in biblioteca porterà l'autore in dissertazioni storico-sociali legate alla scoperta del misterioso pianeta, rendendo quelle sezioni davvero lente e, se mi è permesso dirlo, noiose. Approfondire in maniera così puntigliosa alcune questioni legate alla morfologia mutevole della superficie di Solaris rischia a volte di sembrare un esercizio fine a se stesso.
Solaris
di Steven Soderbergh
con
George Clooney
Natascha McElhone
La storia però è assolutamente avvincente e sarà lei a prevalere sui capitoli più nozionistici, riuscendo addirittura a commuovere in più punti.
Una "storia d'amore galattica", di introspezione e ricerca di identità che ha ispirato anche due trasposizioni cinematografiche. La prima, famosissima, del 1972, a opera di Andrej Tarkovskij, e la più recente, di Soderbergh, del 2002.
Questa seconda pellicola è una trasposizione molto fedele delle vicende narrate da Lem, con alcune differenze minori che non stravolgono nulla e con un finale più alla "2001 Odissea nello Spazio", interpretabile, romantico e aperto, contrariamente a quello più freddo e realistico del romanzo.

Realizzato volutamente con un look leggermente essenziale e retrò il film è accompagnato da musiche estremamente azzeccate e malinconiche.
Accadimenti paranormali dovuti all'influenza di Solaris, paranoia e crisi di identità sono gli ingredienti che formano questo classico di fantascienza, che rimarrà sempre attualissimo, qualunque sarà la sorte futura del genere umano.
IL TRAILER
In rete:
Sito Ufficiale di Stanislaw Lem
Stanislaw Lem
Solaris
Lem su Wikipedia
Solaris (romanzo) su Wikipedia
Solaris (film) su IMDB
Era proprio impossibile non citare il Candido di Voltaire per intitolare una retrospettiva come quella che vi propongo di seguito: i tre romanzi qui sotto infatti sono i più celebri esempi di distopie prodotte da altrettante geniali menti nel corso del 1900.
Tre visioni con molti punti in comune, pessimistiche e metaforicamente reali, presenti e crudelmente moderne. Storie tristi e demoralizzanti ma caratterizzate da una visionarietà e una capacità evocativa impareggiabili che li ha elevati a veri e propri classici della letteratura piuttosto che semplici romanzi di fantascienza.
Aldous Huxley, 1932
Comunità, Identità, Stabilità. Questi sono i tre principi sui quali si basa il mondo futuro della visione di Aldous Huxley. Una società in cui nulla può essere imprevisto, dove tutto viene gestito automaticamente da un sistema di pensiero uniforme, di pace generata dal condizionamento mentale dei suoi componenti, che non conoscono scontentezza, non conoscono dolore, ne' sofferenza, nemmeno di fronte alla morte. Ma tutto ciò a discapito di cosa? Desideri, sorprese, sfide o conquiste. Tecnologia ed eugenetica, progresso scientifico e pace sono le chiavi che guidano le mani degli uomini, che però non possono fare a meno di droghe che inebetiscono, sesso facile, sicurezza di un posto di lavoro predeterminato. Ed è in questo panorama asettico, freddo e alienante che si muove Bernardo Marx, un "diverso", che brama corteggiare una donna prima di ottenere l'agognato frutto del desiderio, un uomo che desidera provare l'emozione derivante dall'incertezza, che vorrebbe meritarsi quello che ha, per non darlo per scontato. E se all'inizio è lui "lo strano", un viaggio insieme alla donna di cui è invaghito lo porterà a fare una scoperta incredibile in grado di destabilizzare la società, oltre al suo mondo personale.
Huxley ci dipinge il suo Brave new world tramite gli occhi di un personaggio scomodo, l'unico che possa fare da mediatore per un lettore moderno, che risulterebbe assolutamente fuori luogo e verrebbe allontanato o additato come pazzo o malato. Fin dalle prime pagine ci si accorge di essere in un incubo spacciato da sogno perfetto che nemmeno qualcosa di primitivo e ancestrale può scalfire, ed è genialmente commovente la scelta dell'autore di contrapporre al totalitarismo e all'oppressione del pensiero l'opera di William Shakespeare, in cui nulla è prefissato, ma tutto è passione e desiderio.
George Orwell, 1948
L'ignoranza è forza, la libertà è schiavitù, la guerra è pace. Come per il capolavoro di Huxley (già insegnante di Orwell), chiara ispirazione per questo romanzo, anche il mondo di 1984 si basa su tre dogmi. In un mondo diviso in grandi nazioni perennemente in guerra tra di loro, dove il Grande Fratello spia incessantemente tutti tramite dei televisori, in cui il sesso è solo necessario in quanto porta alla creazione di nuovi membri del Partito, e dove il libero pensiero è ormai un lontano ricordo, vive Winston Smith, l'ipotetica incarnazione dell'uomo comune. Egli lavora per il partito, rielaborando le notizie e le informazioni in modo che siano sempre coerenti con il mutare del pensiero "globale". Da sempre poco permeabile all'indottrinamento, si "sveglia" definitivamente però quando incontra Julia e lei gli fa avere clandestinamente un biglietto tramite il quale gli comunica di essere innamorata di lui.
Come per il Bernardo del Mondo Nuovo, anche per Winston è l'amore a fare da leva e da elemento scatenante per la ribellione. Come nel romanzo del '32 di Huxley è il diverso ad essere protagonista di una vicenda straordinaria in un mondo triste, grigio e polveroso, dominato da un pensiero comune che porta all'ignoranza come rimedio assoluto, come metodo per non badare ai problemi veri, e che trova un assenso quasi unanime. Ancora più che nel Mondo Nuovo però, la geniale opera di Orwell spicca per contemporaneità: non solo (quasi ironicamente) un programma voyeristico come il Grande Fratello esiste davvero, ma racchiude in sé una trappola metaforica che non fa altro che delineare quanto la (pre)visione orwelliana si sia realizzata. E di inquietanti similitudini con la realtà in cui viviamo nel romanzo in questione se ne possono trovare moltissime altre siano esse politiche o sociali.
Ray Bradbury, 1951
Se i primi due esempi di distopia appartengono a due autori non precisamente addetti alla letteratura fantascientifica (ma che, volenti o nolenti, ne sono diventati quasi dei capisaldi), Ray Bradbury fa a tutti gli effetti parte di questo genere letterario grazie al suo capolavoro intitolato Cronache Marziane. Anche in Fahrenheit 451 (la temperatura che porta alla combustione spontanea la carta), abbiamo una società legata a delle regole oppressive, che instupidiscono i suoi membri, rendendoli schiavi prima di tutto verso l'ignoranza e l'oblio "comodi", e poi verso il governo che mantiene questo stato di perenne insana soddisfazione. Nella società di Bradbury tutte le informazioni su supporto cartaceo sono vietate, le notizie, la cultura e ogni sorta di conoscenza viene fornita dalla televisione, strumento attorno al quale tutte le famiglie si riuniscono la sera, prima di andare a dormire (ancora, una chiara allegoria della società moderna). Guy Montag è il protagonista della storia: è un Milite del fuoco, e fa parte di un ente incaricato di trovare qualsiasi libro, giornale o volume e bruciarlo, insieme al suo proprietario, per impedire la trasmissione alternativa di informazioni e di idee.
Sarà la curiosità a spingere però Montag alla lettura di un volume sequestrato ad alcuni criminali e la successiva conoscenza di Clarissa, la cui famiglia è apparentemente "davvero" felice a fargli mettere in discussione tutto quello che l'ha guidato fino a quel momento.
Al contrario delle due opere succitate, il finale di Fahrenheit è sì catastrofico, ma anche salvifico: c'è una speranza, la volontà da parte di alcuni uomini come Montag a tramandare alcuni capolavori della letteratura mondiale e delle idee in essi contenuti.